Includere è la nostra prima missione

http://laprimascuola.wordpress.com/2014/09/22/lisola-progressista/

L’accoglienza e l’inclusione dovrebbero essere la prima missione di una scuola degna di questo nome.

Ogni bambino,e con lui la sua famiglia, le sue origini, le sue tradizioni, il suo vissuto, dovrebbero essere accolti e inclusi dalla scuola di un paese moderno.

La diversità, non solo quella etnica o religiosa, ma anche quella fisica e di pensiero e di consuetudini e di lingua e di attiutdini e di gusti e di opinioni, tutte le diversità, che ci rendono ognuno unico e irripetibile, devono essere considerate una grande ricchezza e un’infinita risorsa.

Non solo nelle aule scolastiche.

 

2014-09-27 19.28.19

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Niente natura siamo a scuola!

Quando la pubblicità si riferisce ai bambini, fateci caso, presenta ambienti spiccatamente naturalistici: prati, animali, fattorie, fiori, alberi, mare.

In effetti i bambini nella Natura ci stanno bene, stilisticamente! Corrono sui prati, coccolano gli animali, scoprono i fiori e i frutti, si arrampicano sugli alberi costruendovi simpatiche casette e rifugi per le loro confidenze, si tuffano e nuotano in torrenti puliti prendendo dimestichezza con l’elemento acqua.

Ma provate a pensare a qualcosa di più lontano dal contatto liberatorio con gli elementi naturali di un’aula scolastica!

Un edificio scolastico potrebbe ricordarvi uno stabilimento industriale, un carcere o una caserma; tutti ambienti dai quali di solito i bambini sono tenuti lontani; eppure la scuola, che è l’ambiente-bambino per eccellenza, tanto li somiglia in quanto ad apertura verso gli ambienti naturali. A parte rarissime eccezioni, la nostra scuola non mostra alcun interesse e nessun contatto con questi ultimi.

Fatta eccezione per qualche tentativo di coinvolgere associazioni territoriali che creassero un tramite fra l’istituzione scolastica e l’ambiente naturalistico che la circonda, perlopiù relegati agli anni novanta e con loro finiti, la Scuola Italiana ha sempre preso le distanze dalla Natura.

Raramente si coltivano piante e fiori nelle scuole, tralasciando che l’agricoltura è uno dei saperi fondamentali che l’Uomo tramanda da sempre, ancor più raramente si intraprendono progetti di cura del territorio, senza contare che l’ecologia sarà la sfida che ci consentirà di sopravvivere in questo mondo, non parliamo poi degli animali, dalle aule sono banditi come pericolosi o traumatizzanti.

Ricordo un mio alunno di diversi anni fa, simpatica canaglia, che una mattina si presentò a scuola con il criceto nello zaino! Lo scompiglio generale! Naturalmente il più impaurito era il criceto, ma vedere un animalino che scappava per l’aula dava l’impressione del proibito quanto la tendina che nascondeva i film hard nei vecchi negozi di videocassette.

Eppure noi tutti sappiamo che per imparare ad amare e rispettare prima bisogna conoscere!

Un’ ulteriore limitazione ad esplorare l’ambiente ci viene dal divieto di uscire con la scolaresca, a meno che il rapporto fra insegnanti e alunni sia di 1 a 15 e, se nella classe fosse presente un bambino disabile, con l’insegnate(specializzata) di sostegno.

Io insegno in una scuola che dista a piedi cinque minuti da vigne, prati, boschi, colline e da una meravigliosa pieve romanica che attira turisti da tutto il mondo; nella mia classe ci sono 21 bambini di cui uno con certificazione di disabilità, per uscire dal cancello del giardino e fare una passeggiata in un bellissimo ambiente dobbiamo essere in tre insegnanti!

Aspetta, aspetta… dovremo usare quelle ore di compresenza che sono scomparse dai nostri orari grazie alla “riforma” Gelmini?!

Mmmmm… c’è qualcosa che non mi quadra!

 

alla riserva naturale

Alla riserva naturale

 

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Dove siamo?

 

Chiudete gli occhi e provate ad immaginare:

entrate in una stanza, vi dirigete ad un tavolino piccolo e malfermo sulle gambe, vi sedete su una sedia di legno o di plastica, non calibrata all’altezza del tavolo e che vi costringe ad una postura scorretta, vi rimanete fermi per due ore; poi vi alzate, prendete la vostra colazione e vi risedete a mangiarla.

Ora avete guadagnato un quarto d’ora in cui potete sgranchirvi, ma senza correre, saltare o muovervi eccessivamente. Potrebbe essere pericoloso!

Dopo vi risedete di nuovo alla vostra postazione e vi rimanete per un’altra ora e mezzo, sempre senza muovervi.

Adesso potrete tornare a casa o…. recarvi in una mensa affollata in cui vi serviranno un pasto nella maggior parte dei casi sgradevole e che lascerete quasi del tutto intatto, e che verrà quindi gettato completamente nell’immondizia, così da sommarsi alle altre tonnellate di cibo che, molto educatamente, in Italia sprechiamo ogni anno.

Di seguito riuscirete a far muovere le vostre membra solo nel caso in cui le condizioni metereologiche consentano di uscire per accedere a cortili sgangherati,  in cui di rado si possono trovare giochi adatti ai bambini che li frequentano.

Nel caso invece in cui le condizioni del tempo siano cattive, cioè per molti giorni dell’anno scolastico, sarete costretti a restare nelle stanze di cui parlavamo, 20 o 25 persone con sedie, tavoli, arredi vari, bagagli personali; le finestre non sempre possono essere spalancate perché possiedono spigoli vivi ad altezza di testa di bambino che in un aula affollata potrebbero essere letali.

Dopo circa mezz’ora di questo “svago” dovrete rimettervi fermi al vostro posto, e rimanervi per un altro paio d’ore.

Finalmente potete uscire!

Non so a voi, ma a me è venuta una gran voglia di fumare!

Credereste che i nostri bambini affrontano questa situazione cinque giorni a settimana per circa duecento giorni l’anno?

Sì, sì, i bambini, quelli che non stanno mai fermi, quelli pieni di energia e di effervescenza, quelli che  “la fantasia si libera quando il corpo si scioglie”, quelli che” il cervello lavora meglio se si respira un po’ all’aria aperta”, quelli!

Conosco un insegnante che, nonostante lavori in un’aula dalla quale si gode un bellissimo panorama, costringe i suoi alunni a stare SEMPRE con le veneziane abbassate e le luci accese, in qualunque stagione, “altrimenti guardano fuori e si distraggono!”

Dobbiamo imparare a chiederci perché quei bambini ad un certo punto sentono il bisogno di guardare fuori ed estraniarsi da quell’aula, da quell’aria, e dobbiamo imparare a cercare delle risposte.

“Legati” ad una sedia per ore, lì devono dare il massimo di se stessi, sforzarsi di capire cose a volte nuove e molto difficili per loro, devono sviluppare divergenza e creatività, ma spesso finiranno per sviluppare aggressività, odio verso la scuola e scarso rendimento.

 

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Fuori dalla scuola, oggi

Non crediate che al di fuori delle aule scolastiche sia tutto rose e fiori per i nostri bambini!

Prendiamo lo sport.

Uno sarebbe portato a pensare che dopo una faticosa giornata scolastica questi piccolini abbiano bisogno di un’attività che li faccia scaricare fisicamente della tensione accumulata con la lunga immobilità, che li faccia scorrazzare in modo libero e liberatorio per grandi spazi, possibilmente all’aria aperta, facendoli organizzare in giochi spontanei in cui essi possano dar libero sfogo al proprio corpo quanto alla propria immaginazione.

Nella stragrande maggioranza dei casi non è così.

Le attività sportive si svolgono in genere in polverose palestre che presentano attrezzature obsolete e istruttori agguerriti: quasi sempre qualsiasi allenamento viene finalizzato a più o meno severe competizioni nelle quali viene richiesto ai bambini di gareggiare, e primeggiare, e che di solito si svolgono la domenica con inizio nelle prime ore del mattino.

Non rimane neanche la domenica!

I miei alunni cominciano una settimana prima a “rammentarmi” che la domenica seguente avranno la gara, la partita, il torneo e che magari dovranno raggiungere luoghi distanti dal loro paese e che quindi dovranno passare la settimana ad allenarsi e dovranno svegliarsi all’alba la domenica, l’unico giorno in cui avrebbero potuto riposare. E lo dicono con lo sguardo triste, e preoccupato!

E i compiti a casa?

Prendiamo i compiti a casa 1

“Leggi cinque volte, sottolinea i predicati verbali, cerchia i nomi collettivi, fai l’analisi grammaticale del primo periodo, rispondi alle domande sul libro e infine fai la sintesi scritta.”

Su una lettura???!!!

E’ come se vi dicessero guarda cinque volte di seguito il film “Il Padrino”, poi mentre lo guardi appuntati i nomi di tutti i personaggi che compaiono nel film, poi scriviti il dialogo fra Don Vito Corleone e Sonny, facci l’analisi grammaticale e rispondi alle domande, infine scrivi la recensione del film.

Con molta probabilità alla fine odierete quel film e tutto il cinema per il resto della vostra vita.

 

Prendiamo i compiti a casa 2

Sicuramente ognuno di voi avrà un amico o un conoscente che nel fine settimana deve rinunciare ad uscire, divertirsi o rilassarsi per seguire i figli nei compiti a casa; e che a causa di questo passa gran parte del fine settimana a maledire la scuola o ad infamare gli insegnanti o a punire il figlio svogliato che non ne vuol sapere di fare i compiti.

Sì perché il fine settimana è il momento migliore per assegnare i compiti a casa: gli alunni hanno due giorni liberi, i genitori non lavorano e li possono seguire, il lunedì quel che è stato fatto nella settimana precedente è consolidato!

E allora questi sono i compiti assegnati venerdì dagli insegnanti di G., 4° elementare, che doveva averli completati per il lunedì:

8 operazioni con la prova e 8 equivalenze, due “problemini” , il cui testo doveva essere copiato sul quaderno (perché mai?), l’analisi logica e grammaticale di : “Anche noi volemmo assistere allo spettacolo con loro” (????). Più la lettura. Per martedì poi doveva studiare quattro pagine di storia, fare la sintesi di un brano sul testo di lettura e disegnare alcune figure geometriche calcolandone poi il perimetro.

Lascio a voi immaginare quanto G. e i suoi genitori si siano rilassati e divertiti in questo fine settimana!

 

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Scuola oggi

Se entrate in un’aula di una prima classe della scuola primaria con molta probabilità vi troverete davanti:

  1. un numero di bambini che può oscillare dai 15, solo nel raro caso in cui si tratti di una scuola di montagna o particolarmente isolata, ai 30 e di un’età che va dai sei ai sette anni, ma che in alcuni casi può scendere fino a cinque se l’alunno è anticipatario;
  2. file di banchi spesso scoordinati, alcuni risalenti a venti o trenta anni fa, la cui copertura di formica si è staccata dal legno negli angoli o ai bordi, alcuni conservano il foro per il calamaio dell’inchiostro. La loro misura non è mai calibrata sull’altezza del bambino che se ne servirà: si possono vedere alunni molto alti ripiegati su banchetti di piccole dimensioni o alunni bassini che si arrampicano, per scrivere, su banchi dalle lunghe gambe di metallo;
  3. per ogni banco c’è una sedia, di metallo e plastica, a volta di metallo e compensato, in genere sbrecciate, di quelle dove ci si attaccano calze e maglioni, qualche volta svitate, allora la seduta si separa dalle gambe. Anche queste possono essere di varie misure e colori all’interno della classe, ma quasi mai si adattano alla corporatura dell’alunno che vi siede.
  4. ci saranno uno o più armadietti, a volte di legno impiallacciato, senza chiusura, per serrarli si usano i materiali e i metodi più disparati: elastici, nastro adesivo, spaghi; a volte gli armadi sono poco più nuovi, sempre di piccole dimensioni, sia perché il posto nelle aule è sempre meno, sia perché più grandi sono e più costano;
  5. potrete vedere una cattedra sormontata in genere da tutto ciò che dovrebbe essere contenuto negli spaziosi armadietti troppo costosi e per questo mai acquistati;
  6. se i bambini di quella classe sono abbastanza fortunati, nell’aula sarà presente una piccola, sfornita e sgangherata biblioteca, perlopiù composta da volumi vecchi, lascito di generosi alunni o acquistati dall’insegnante a proprie spese;
  7. negli ultimi tempi si può trovare un computer nell’aula, in genere dono di qualche ente o azienda privata che se ne è disfatta a causa dell’usura della macchina, talvolta funzionante, più spesso inservibile, poiché dal momento in cui necessita di assistenza a pagamento, nessuno può intervenire;
  8. infine scorgerete uno o più individui, nella maggior parte dei casi piuttosto avanti con gli anni, che con tutte le forze a loro disposizione, tentano di resistere: sono i maestri.

Penserete che ciò che state vedendo sia una situazione transitoria, un arrangiamento provvisorio al quale al più presto verrà trovata una soluzione stabile ed accettabile. Ma no, non è così. Quella condizione in cui vedete vivere e lavorare le persone che avete davanti, grandi e piccini, si protrae da anni, da decenni; ne sono testimoni i banchini con il calamaio, ricordate?

E se poi vi soffermerete a pensare che alcuni di quei piccoli vivono in quell’ambiente per almeno otto ore ogni giorno, spesso senza uscirne neanche per pochi minuti e che dato lo spazio ristretto non hanno neanche la possibilità di alzarsi quando vogliono per sgranchirsi, allora non crederete che ciò a cui state assistendo esista davvero.

Ora fate un ultimo sforzo ed immaginate che quei bambini devono concentrarsi, ascoltare, capire, leggere e comprendere, comporre testi, calcolare operazioni, risolvere problemi, produrre elaborati artistici, essere creativi ma disciplinati, rispettare le regole, collaborare, essere solidali, aver cura del loro materiale e di quello degli altri, cantare le canzoni di Natale a Natale e disegnare le maschere a Carnevale.

E avere buoni voti!

Hanno sei anni e sono stressati.

 

2014-09-25 13.24.44

 

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