Premi per spengere

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Chi di voi non ha mai udito le parole: “E’ giusto che la scuola PREMI coloro che si impegnano, che fanno sacrifici e che diligentemente rispettano le regole e le richieste degli insegnanti”….o qualcosa del genere.

Tutti voi avrete ascoltato una tiritera come questa almeno una volta nella vita.

Sono sacrosante parole, che però non considerano l’altra parte del mondo.

Per ciascuno di noi, ex studenti della scuola italiana, risulta molto difficile porsi in maniera critica dinanzi a quelle parole, perché ogni secondo della nostra carriera scolastica è stato pervaso dal loro significato .

Sapevamo che i voti più alti sarebbero stati di coloro che con gran sforzo di memoria, rinunciando a ciondolare con gli amici sui muretti delle nostre adolescenze, avrebbero “assimilato”, fino all’ultima goccia, il sapere dei libri scolastici ; diligentemente si sarebbero “applicati” con costanza ed impegno, conquistando un alto “rendimento” scolastico.

Per contro sapevamo anche che i voti più bassi sarebbero andati a coloro che studiavano poco e senza entusiasmo, “le capacità ce le avrebbe ma non si applica”, a coloro che non avrebbero sempre rispettato le regole “…consegna il compito e esci…non si passano foglietti ai compagni…”, a coloro che spesso, a volte per partito preso, contraddicevano gli insegnati mostrando quello sprezzo per l’autorità e il potere costituito che tanto fa bene alla gioventù quanto fa male a chi il potere lo detiene o crede di averlo.

Ecco che si presenta il problema del resto del mondo: tutti quegli studenti che, entusiastici frequentatori di musica e tecnologia, di letteratura e fumetti, di videogiochi e arti marziali, si mostrano riluttanti difronte ai libri, tutti coloro ai quali non potremmo mai chiedere di memorizzare un centinaio di pagine di storia con un fatto dietro l’altro e dentro ottanta date da ricordare, di questi ragazzi che ne facciamo?

Diciamo che “non si applica” e per questo che se la vedano i genitori?

Li salutiamo con un pacchettino di insufficienze scoraggiandoli a proseguire gli studi?

Ma quelle loro abilità…quel loro entusiasmo per le forme di cultura più moderne…per la novità.

Lasciamo che la scuola perda tutto questo.

La scuola non deve PREMIARE.

La scuola deve formare, educare, istruire, tutti!

Già il fatto che si usino i voti anche per bambini molto piccoli crea sufficienti problemi di valutazione per gli insegnanti , di orientamento per i genitori e di autostima per i piccoli.

Se poi ci vogliamo confondere anche con i premi…

Spesso le menti più creative, che avrebbero potuto contribuire in maniera significativa all’ innovazione, che tanto avrebbe fatto comodo alla nostra disastrata economia, quelle menti si nascondevano fra coloro che la scuola italiana per tanto tempo non ha “premiato”, ma ha anzi scoraggiato, punito, esiliato.

Inoltre includere e accogliere con benevolenza e comprensione, spingere alla collaborazione e alla solidarietà, al rispetto per le diversità che favorisce in ognuno le propensioni e i talenti, avrebbe forse impedito l’attestarsi di quella mentalità da “squalo pigliatutto” che tanto ha danneggiato l’economia e la società dei nostri giorni.

Alla domanda:

  • Siamo sicuri che se la scuola italiana avesse riconosciuto queste linee guida in alternativa a quelle che ha scelto per tanto tempo, le cose sarebbero andate molto meglio per il nostro paese?

Credo che la risposta giusta sia:

  • Non possiamo essere sicuri che le cose sarebbero andate molto meglio, ma di certo non sarebbero andate peggio e i giovani che hanno frequentato la nostra scuola in tanti anni, avrebbero imparato a conoscere se stessi e gli altri, a collaborare, a stimare i loro insegnanti, si sarebbero dedicati con più entusiasmo all’apprendimento dei saperi.

La loro esperienza scolastica sarebbe stata di certo più felice!

Può bastare?

 

 

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