…giovinezza che si fugge tuttavia!

Provate a pensare all’ultima volta in cui siete entrati in un ufficio pubblico o in una scuola o in un ospedale…cercate di ricordare i volti delle persone che avete incontrato…impiegati, insegnanti, medici…sono tutti vecchi!

E se non proprio vecchi, di sicuro non giovani.

Tutto ciò che potremmo avere da giovani insegnanti in quanto a   innovazione, avanguardia, cambiamenti essenziali e  entusiasmo, ce lo perdiamo.

Prendiamo la mia scuola, di campagna, organico modesto: 18 insegnanti in tutto; 2 dai trenta ai quaranta; 2 dai quaranta ai quarantacinque; 4 dai quarantacinque ai cinquanta (molto vicini a cinquanta) ; 5 dai cinquanta ai cinquantacinque; 5 ultrasessantenni.

Neanche uno sotto ai trent’anni!

Se teniamo conto che all’età di 25 anni un giovane ha già acquisito tutti i titoli che gli consentono l’accesso alla professione di insegnante, si riesce male a comprendere il perché del fatto che nessuno fra i 25 e i 35 anni insegna nella nostra scuola.

Se teniamo conto anche del fatto che il lavoro di insegnante, soprattutto con i piccoli, è fisicamente pesante e richiede prontezza di riflessi, adattabilità, resistenza, non si capisce come possa essere a lungo sostenuto, nei confronti di classi superaffollate, da sessantenni stanchi e malpagati.

Faranno lavoro di manovalanza, baderanno solo ed esclusivamente all’incolumità dei bambini, e alla propria?

E la didattica?

La gran parte degli insegnanti italiani nella scuola dell’obbligo è costituito da donne, che hanno allevato figli, preparato pasti, riordinato case e stirato camicie, e allo stesso tempo hanno tenuto duro e continuato a lavorare cercando di farlo nel migliore dei modi: dobbiamo a loro se la nostra scuola, anche sotto i colpi delle ultime “riforme”, della scarsa considerazione sociale, di scarso riconoscimento economico, non sia crollata, ma anzi possa ancora considerarsi, quasi sempre, all’altezza di un paese moderno.

Ma non possiamo costringerle a lavorare oltre i sessanta anni!

Se a queste donne venisse riconosciuto il valore del loro lavoro domestico, soprattutto nella cura dei figli, se venisse riconosciuto loro come bonus pensionistico, a sessant’anni potrebbero andarsene finalmente a casa…

A fare le nonne!

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