riflessioni

Scuola oggi

Se entrate in un’aula di una prima classe della scuola primaria con molta probabilità vi troverete davanti:

  1. un numero di bambini che può oscillare dai 15, solo nel raro caso in cui si tratti di una scuola di montagna o particolarmente isolata, ai 30 e di un’età che va dai sei ai sette anni, ma che in alcuni casi può scendere fino a cinque se l’alunno è anticipatario;
  2. file di banchi spesso scoordinati, alcuni risalenti a venti o trenta anni fa, la cui copertura di formica si è staccata dal legno negli angoli o ai bordi, alcuni conservano il foro per il calamaio dell’inchiostro. La loro misura non è mai calibrata sull’altezza del bambino che se ne servirà: si possono vedere alunni molto alti ripiegati su banchetti di piccole dimensioni o alunni bassini che si arrampicano, per scrivere, su banchi dalle lunghe gambe di metallo;
  3. per ogni banco c’è una sedia, di metallo e plastica, a volta di metallo e compensato, in genere sbrecciate, di quelle dove ci si attaccano calze e maglioni, qualche volta svitate, allora la seduta si separa dalle gambe. Anche queste possono essere di varie misure e colori all’interno della classe, ma quasi mai si adattano alla corporatura dell’alunno che vi siede.
  4. ci saranno uno o più armadietti, a volte di legno impiallacciato, senza chiusura, per serrarli si usano i materiali e i metodi più disparati: elastici, nastro adesivo, spaghi; a volte gli armadi sono poco più nuovi, sempre di piccole dimensioni, sia perché il posto nelle aule è sempre meno, sia perché più grandi sono e più costano;
  5. potrete vedere una cattedra sormontata in genere da tutto ciò che dovrebbe essere contenuto negli spaziosi armadietti troppo costosi e per questo mai acquistati;
  6. se i bambini di quella classe sono abbastanza fortunati, nell’aula sarà presente una piccola, sfornita e sgangherata biblioteca, perlopiù composta da volumi vecchi, lascito di generosi alunni o acquistati dall’insegnante a proprie spese;
  7. negli ultimi tempi si può trovare un computer nell’aula, in genere dono di qualche ente o azienda privata che se ne è disfatta a causa dell’usura della macchina, talvolta funzionante, più spesso inservibile, poiché dal momento in cui necessita di assistenza a pagamento, nessuno può intervenire;
  8. infine scorgerete uno o più individui, nella maggior parte dei casi piuttosto avanti con gli anni, che con tutte le forze a loro disposizione, tentano di resistere: sono i maestri.

Penserete che ciò che state vedendo sia una situazione transitoria, un arrangiamento provvisorio al quale al più presto verrà trovata una soluzione stabile ed accettabile. Ma no, non è così. Quella condizione in cui vedete vivere e lavorare le persone che avete davanti, grandi e piccini, si protrae da anni, da decenni; ne sono testimoni i banchini con il calamaio, ricordate?

E se poi vi soffermerete a pensare che alcuni di quei piccoli vivono in quell’ambiente per almeno otto ore ogni giorno, spesso senza uscirne neanche per pochi minuti e che dato lo spazio ristretto non hanno neanche la possibilità di alzarsi quando vogliono per sgranchirsi, allora non crederete che ciò a cui state assistendo esista davvero.

Ora fate un ultimo sforzo ed immaginate che quei bambini devono concentrarsi, ascoltare, capire, leggere e comprendere, comporre testi, calcolare operazioni, risolvere problemi, produrre elaborati artistici, essere creativi ma disciplinati, rispettare le regole, collaborare, essere solidali, aver cura del loro materiale e di quello degli altri, cantare le canzoni di Natale a Natale e disegnare le maschere a Carnevale.

E avere buoni voti!

Hanno sei anni e sono stressati.

 

2014-09-25 13.24.44

 

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2 risposte a "Scuola oggi"

  1. 007 ha detto:

    Leggere questo articolo mi fa venire in mente la scuola in cui lavoro. A differenza di molte altre è un ambiente accogliente: i muri sono dipinti di vari colori, alle finestre ci sono candite tendine, ogni armadietto è dipinto con un tema. Le aule sono spaziose (per una media di 15alunni per classe) e i banchi adatti alle altezze dei bambini. Mancano però i posti in cui giocare, i bambini non hanno spazi oltre l’aula in cui sono costretti a stare per oltre 7 ore al giorno. Devono seguire le lezioni, poi svagarsi e rilassarsi sempre nel solito ambiente, pieno di banchi spigolosi e di aria pesa. Non è permesso loro correre (giustamente potrebbe essere pericoloso), ma non hanno neanche un gioco da tavolo.. Hanno sei anni, qualcuno ancora 5, e viene preteso che stiamo seduti, attenti e diligenti al banco per le 5 ore mattutine, e che facciano i compiti nel pomeriggio, con appena 15minuti di svago (sempre all’interno dell’aula). Com’è possibile pretendere che facciano i compiti per casa volentieri? Com’è possibile che a questi bambini piaccia la scuola? Si sopprime la loro naturale indole per farli adattare ad un ambiente che non rispetta le loro esigenze. Si sottopongono a lunghe giornate stressanti per cosa? Per tornare a casa dal babbo e la mamma e far vedere loro un quaderno pieno di schede e compiti svolti.. Così vanno a letto soddisfatti, pensando che la scuola che hanno scelto per il figlio è davvero una scuola valida! Dovremmo portare i genitori a riflettere sulla qualità dell’istruzione piuttosto che sulla quantità.

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    • Grazie, grazie, grazie per il tuo interessantissimo commento.
      Ieri ho ascoltato il Prof. Cornoldi in un convegno a Cortona, si è dichiarato apertamente contrario ai compiti a casa, e farlo davanti a una platea di insegnanti richiede un coraggio da leoni!
      Non sai quanto spero che queste osservazioni, le tue e le mie, servano a qualcuno, genitore, insegnante, educatore, per guardare con occhi diversi dentro le nostre aule e credere, fortemente, che un cambiamento sia necessario e possibile.

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